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GUSTO

Il fine drinking in cerca di nuovi codici

Alla vigilia dei World’s 50 Best Bars 2026, Milano affina il proprio linguaggio del cocktail: non solo drink list estive, ma format di servizio, ricerca aromatica, collaborazioni e rituali capaci di dare al bicchiere un’identità precisa. Cinque indirizzi per leggere come cambia il bere bene in città, tra hotel bar, carrelli e nuove mappe del gusto

DI MARCO TORCASIO

09 July 2026

Milano arriva all’estate con una scena mixology che non ha più bisogno di dimostrare di esistere. La questione, semmai, è un’altra: capire quali format siano abbastanza solidi da reggere lo sguardo di un pubblico ormai abituato a leggere il cocktail non solo come ricetta, ma come sistema di servizio, narrazione, tecnica, ospitalità e posizionamento. È qui che il passaggio dei prossimi mesi diventa rilevante: il 7 ottobre 2026 la città ospiterà al Palazzo del Ghiaccio la cerimonia di The World’s 50 Best Bars, con Bartenders’ Feast e Closing Party inseriti in un programma di più giorni. Non un semplice evento mondano, ma l’arrivo in città di una comunità professionale che osserva i bar secondo criteri internazionali, attraverso una classifica votata da oltre 800 esperti della drink industry.

Il punto, allora, non è aggiungere l’ennesima guida ai drink dell’estate, ma leggere alcune aperture e proposte recenti come segnali di metodo. A Milano il cocktail sta diventando sempre più spesso il risultato di un progetto complessivo: il carrello che riporta il bartender al tavolo, la fragranza trasformata in struttura aromatica, la lista che traduce un immaginario geografico, il takeover di marca che entra nella grammatica dell’hotel bar, l’aperitivo usato come piattaforma di relazione con moda e creatività indipendente. Sono formule diverse, non tutte con la stessa profondità, ma interessanti perché mostrano come la città stia provando a spostarsi dalla semplice offerta alla costruzione di un linguaggio.

In questo senso i cinque indirizzi selezionati non vanno considerati come “posti belli dove bere in estate”, categoria già ampiamente battuta, ma come casi di studio di una trasformazione più precisa. 10_11 lavora sul rito e sulla prossimità del servizio; LabSolue Bar sul rapporto tra olfatto e miscelazione; Mandarin Garden su una lettura gastronomica dell’Italia; Giardino Cordusio sull’integrazione tra luxury brand e bar d’hotel; Hotel Indigo su un aperitivo che diventa calendario culturale. La domanda implicita è la stessa per tutti: cosa resta di un cocktail quando si toglie l’effetto novità? Qui comincia la parte più interessante della Milano da bere.

10_11 Bar Giardino Ristorante, Portrait Milano

Il 10_11 Bar Giardino Ristorante del Portrait Milano è il caso più interessante se si guarda al servizio prima ancora che alla ricetta. L’Aperitivo milanese al carrello, attivo ogni giorno dalle 18 alle 21, riporta la preparazione del drink davanti al cliente: non come numero scenografico, ma come controllo del tempo, delle diluizioni e del racconto. La drink list firmata dal nuovo bar manager Daniel Jonathan Selby parte da quattro classici – Milano Torino, Americano, Negroni e Spritz – e li rilegge con blend di bitter e vermouth realizzati in casa 10_11. Il dettaglio tecnico sta nelle essenze: mandarino verde sul Milano Torino, foglie di limone sull’Americano con soda di verjus, zafferano e pompelmo rosa, foglie d’arancio sul Negroni, pompelmo e basilico sullo Spritz. È tradizione, ma trattata come materia di lavoro.

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LabSolue Bar and Roof Terrace, Magna Pars

LabSolue Bar and Roof Terrace, al Magna Pars, lavora su un terreno meno frequentato dalla miscelazione milanese: la relazione tra gusto e olfatto. I due Cocktail à Parfum, 21 Gelsomino e 306 Salvia Bianca, non sono semplicemente drink floreali, ma estensioni liquide delle fragranze LabSolue. Il primo nasce intorno a gin e cordiale al gelsomino, con riferimento alla fragranza firmata dalla maestra profumiera Nathalie Lorson; il secondo, creato dal maestro profumiere Olivier Cresp, utilizza gin biologico italiano, agrumi, infuso di salvia e cardamomo. L’interesse, qui, è nella coerenza tra spazio e bicchiere: la terrazza con gelsomini e ulivi non è un fondale, ma parte del lessico aromatico del bar. Il risultato è una proposta che chiede attenzione, più che consumo rapido.

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Mandarin Garden, Mandarin Oriental Milan

Al Mandarin Garden del Mandarin Oriental, Milan, la nuova lista Estate Italiana ha una struttura classica, ma molto leggibile: tre cocktail alcolici e un mocktail costruiti come tappe geografiche. Il lavoro del bar manager Gaetano Ascone, con Guglielmo Miriello, direttore del Mandarin Garden ed esperto mixologist, evita la cartolina puntando su ingredienti riconoscibili. Golden Riviera unisce Tanqueray No. Ten, pesca, basilico, Italicus e champagne Seta; Sunset in Sicily lavora su Tequila Patrón Blanco, anguria, acqua di pomodoro, Pernod e pepe di Sichuan; Sud Fizz porta nel bicchiere vodka Altamura, soda alle foglie di fico, Venturo e lime. Amalfi Twist, analcolico, usa limone, tè bianco, lampone, menta e Martini Vibrante. È la scelta più ordinata per chi cerca un luxury bar con lettura gastronomica precisa.

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Giardino Cordusio, Café Swarovski

Giardino Cordusio, nel cortile di Palazzo Cordusio Gran Meliá, mostra un’altra direzione: il cocktail bar come piattaforma di collaborazione tra hospitality e brand del lusso. Il takeover Café Swarovski, attivo da giugno a fine settembre, non si limita all’allestimento in tonalità pastello, ma costruisce una proposta food & beverage dedicata. Il drink chiave è Crystal Clear: rum Brugal, frutto della passione, Martini Bianco, cordial al crisantemo e vaniglia, servito con un cubo di ghiaccio tagliato a forma di diamante e siglato dall’emblema Swarovski. Più che un’operazione decorativa, è un esempio di come il bar d’hotel diventi spazio esperienziale, dove prodotto, servizio e comunicazione parlano lo stesso linguaggio. Qui il contenuto del bicchiere è inseparabile dal progetto di brand.

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Hotel Indigo Milan, Indigo Milano Social Club

Hotel Indigo Milan sceglie invece il formato dell’appuntamento periodico. Indigo Milano Social Club, nel dehors di Corso Monforte 27, mette insieme aperitivo, moda e realtà creative indipendenti: dal 25 giugno al 16 luglio spazio a brand come Midnight Leather, Lègéretè Couture, Nini Milano, Amimì e Individuals, con nuove date previste il 10, 17 e 24 settembre. La drink list Cocktail in Passerella traduce l’identità del quartiere in quattro signature: Montenapo con gin, Italicus e Martini Dry; La Scala con Fernet Branca, Campari e Prosecco; Fiorichiari con Aperol, Prosecco, arancia e lampone; Manzoni con brandy, mela, cannella e liquore al caffè. Meno fine dining, più community: una formula che parla al pubblico urbano dell’hotel e usa il drink come dispositivo di relazione.

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Indirizzi

10_11 Bar Giardino Ristorante, Portrait Milano
Via Sant’Andrea 10 | Corso Venezia 11, Milano

LabSolue Bar and Roof Terrace, Magna Pars l’Hotel à Parfum
Via Vincenzo Forcella 6, Milano

Mandarin Garden, Mandarin Oriental, Milan
Via Andegari 9, Milano

Giardino Cordusio Bistro & Cocktail Bar, Palazzo Cordusio Gran Meliá
Piazza Cordusio 2, Milano

Hotel Indigo Milan Corso Monforte
Corso Monforte 27, Milano

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