Loading...

PERSONE

Nicola Bertellotti

Abbandonarsi tra bellissime rovine

La bellezza delle crepe inscrive nelle fotografie di Nicola Bertellotti il ricordo di un’età felice. Si affaccia ai nostri occhi una poetica decadente che guarda al passato ma già offre una visione distopica del futuro

DI MARCO TORCASIO

26 June 2023

Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Sono arrivato alla fotografia in modo bizzarro. Da ragazzino realizzavo cortometraggi con gli amici ma nonostante la passione non ho optato per il Centro Sperimentale di Cinematografia bensì per un percorso universitario canonico scegliendo Storia. Ho comprato la mia prima Reflex mosso dall’amore per il viaggio e ho iniziato a cimentarmi, da autodidatta, con la street photography. La rivista Il Fotografo pubblicò una mia foto scattata a Essaouira, in Marocco, e io nei fui felicissimo. In quello stesso giornale trovai la foto di un noto luogo abbandonato in provincia di Lecco, Consonno, che mi affascinò a tal punto da spingermi ad andare lì per scattare. Nonostante non avessi Flickr ma soltanto Facebook, i miei scatti hanno cominciato a diffondersi in rete fino ad approdare all’interno di una mostra.

Quale evento ha rappresentato uno spartiacque per la tua professione?

La personale Fenomenologia della fine che ho tenuto a Pisa nel 2014 con il patrocinio del Comune nel bellissimo spazio espositivo Sopra le Logge. A cui è conseguito l’ingesso nella galleria d’arte contemporanea Senesi Arte.

Dietro le tue fotografie ci sono anche interessi di tipo artistico e filosofico?

C’è soprattutto un grande amore per la letteratura e per il cinema. Sarò nel panel del prossimo Festival della Comunicazione di Camogli (dal 7 al 10 settembre, NdR) dove parlerò di luoghi e memoria, non solo attraverso le mie immagini ma anche mediante ciò che ci sta attorno. Non mi sento un fotografo, e non lo dico per falsa modestia ma perché sono i soggetti ad aver fatto di me un fotografo. I titoli che scelgo mi aiutano a veicolare la mia visione: sono rimandi al cinema e alla letteratura che canalizzano la mia espressività tanto quanto le immagini.

In che modo lo strumento fotografico riesce a toccare memoria, ricordi, nostalgia?

Sono i luoghi prescelti a farlo. Mi sono domandato come facciano a suscitare in noi così tanto fascino. La risposta è semplice: ci assomigliano, poiché la caducità dei luoghi ci dice qualcosa della nostra.

In che modo scegli le location dei tuoi scatti?

Attraverso un grande lavoro di ricerca che mi porta a passare nottate intere su Google Maps, a contattare chi carica su YouTube video di case stregate e a condivisione informazioni e coordinate con amici e colleghi fotografi d’Europa.

Hai mai fotografato un luogo abbandonato nel milanese?

La foto che ho chiamato Oro rappresenta un inedito, l’ho scattata tra Vigevano e Milano in un palazzo abbandonato che si è presentato ai miei occhi come una capsula del tempo. Il legame con la città si è materializzato attraverso oggetti, cartoline d’epoca, lettere, documenti.

Alla fine prevale la bellezza o il dolore?

Il mio non è un lavoro di denuncia. Evito i luoghi dove il dolore è ancora vivo prediligendo quelli che diventano “altro” grazie allo scavare del tempo. Lo faccio per svelare un’inedita geografia della bellezza di cui non ci accorgiamo, presi come siamo della nostra frenesia.

Nicola Bertellotti in absentia libro

Nicola Bertellotti
In Absentia
Snap Collective Publishing

 

L’intervista a Nicola Bertellotti è stata pubblicata su Club Milano 67. Clicca qui per sfogliare il magazine.

ARTICOLI CORRELATI


Iscriviti alla nostra newsletter
Utilizziamo i nostri cookies, e quelli di terzi, per migliorare la tua esperienza d'acquisto e i nostri servizi analizzando la navigazione dell'utente sul nostro sito web. Se continui a navigare, accetterai l'uso di tali cookies. Per saperne di più, consulta la nostra Politica sui Cookies.