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PERSONE

Marco Piva

In equilibrio tra passato e futuro

Riscrivere l’architettura preservandone il fascino. È questa la mission dello studio guidato da Marco Piva, protagonista della trasformazione di Palazzo Venezia in Gran Melia Palazzo Cordusio

DI MARCO TORCASIO

02 April 2024

Come nasce la riconversione di Palazzo Venezia in Gran Melia Palazzo Cordusio?

Il progetto di riqualificazione, restauro e cambio di destinazione d’uso dell’ex sede delle Assicurazioni Generali nasce nel 2018, in seguito al trasferimento della sede di Generali nella torre a CityLife e al conseguente svuotamento del Palazzo. Abbiamo assunto l’incarco affinché Palazzo Venezia, col suo grande valore storico e artistico (ricordiamo che fu disegnato dall’Architetto Luca Beltrami a fine ‘800), diventasse un luogo che, pur conservando il suo prezioso passato, si plasmasse sul tempo presente, aprendosi alla città e alla sua dinamicità.

Che tipo di intervento è stato condotto?

Ci siamo basati sui fondamenti metodologici della “conservazione”, con interventi minimi e strettamente necessari, nel rispetto totale della struttura e di tutto ciò che al suo interno aveva valore. Il restauro conservativo ha avuto quindi l’obiettivo di ripristinare la storicità di tutto l’involucro edilizio a partire dalle facciate esterne, passando per i serramenti in legno fino ai manti di copertura, al restauro dello scalone monumentale, delle terrazze e della cupola. Per tutte le parti che non è stato possibile conservare, il dialogo costante con la Soprintendenza di Milano ha permesso di selezionare materiali e tecnologie compatibili, pur se nettamente distinguibili, per non cadere nel “falso storico”, senza forzare l’architettura ma plasmandoci su essa.

Cosa rimane dello storico palazzo?

Un importante intervento conservativo è stato dedicato alla scala monumentale, per la quale sono stati levigati i marmi a parete e a pavimento e ricucita la continuità nelle porzioni mancanti attraverso una campionatura attenta. All’ultimo piano, nella parte più emblematica dell'edificio, la cupola, ora divenuta la reception del nuovo albergo Palazzo Cordusio Gran Melià, il restauro conservativo ha riportato alla luce gli intonaci originali oltre che le strutture metalliche che sostengono l'intera calotta ottagonale, mantenute a vista come omaggio alla conformazione originale.

Qual è la parte più interessante dell’edificio?

La corte interna, cuore dell’edificio, prima parcheggio e prima ancora zona di rimessaggio dei cavalli, dove, in accordo con la Soprintendenza, abbiamo potuto realizzare una copertura in acciaio e vetro totalmente svincolata dall'edificio, che però crea un nuovo luogo, un lounge-bar aperto alla città.

Il progetto si inscrive nel disegno di più ampio respiro che vede Milano al centro di una vera e propria trasformazione urbanistica?

Palazzo Venezia, in virtù della sua posizione, rappresenta il fulcro, anche geometrico, dell’area. Fu disegnato infatti proprio con lo scopo di essere centro dell’asse visivo da via Dante arrivando dal Castello: la sua riqualificazione è stato un atto dovuto nei confronti della città. È stato un lavoro impegnativo, ma la soddisfazione è quella di aver contribuito alla riscrittura della Piazza, per la quale è previsto un progetto più ampio di “re-design”, di pulizia e semplificazione (di organizzazione del traffico, dello spazio, della creazione di zone pedonali e aree verdi etc). Il disegno del Comune che dovrà essere sviluppato nei prossimi tempi donerà sicuramente nuova linfa alla zona e Palazzo Venezia, con la sua posizione focale tra Orefici e Mercanti, è già protagonista. 

A quali altri progetti per la città ha lavorato?

Ci sarebbero moltissimi esempi, senza andare troppo indietro nel tempo ed escludendo tutta la parte “temporanea” relativa a installazioni e fiere, citerei il progetto di riqualificazione e ampliamento dello storico Excelsior Hotel Gallia, luogo simbolo che in passato ha dato via al fenomeno del calciomercato e ora è tornato in auge con eventi dal respiro internazionale.

Come giudica la sua città?

Milano ha sempre guardato in avanti, al futuro, alla trasformazione, alle cose da fare e con questo tipo di atteggiamento purtroppo nel tempo ha eliminato elementi iconici come le mura spagnole o i Navigli, praticamente scomparsi. Sono consapevole che il mantenimento avrebbe limitato in parte l’espansione della città, però ritengo che certi interventi progettuali l’abbiano peggiorata anziché migliorata. Oggi fortunatamente si è diffusa una certa sensibilità da parte dei progettisti, come anche degli sviluppatori, che vedono una grande opportunità nel processo di restauro e recupero di volumi di edifici complessi posizionati all’interno del tessuto urbano.

Cosa rimane del “fascino milanese” mentre la città cambia volto?

Milano è in continua trasformazione, ma elementi del suo fascino restano immutati. Penso a Brera, fucina di creatività e artigianalità. I vicoli acciottolati e le botteghe caratteristiche sono testimoni di un passato vibrante, e la modernità vi si fonde armoniosamente. In questo quartiere, pur nella sua evoluzione, l’essenza della creatività continua a pulsare e ad alimentare la vitalità di Milano.

Palazzio Venezia Milano, Gran Malia Cordusio

Foto di Andrea Martiradonna

L’intervista a Marco Piva è stata pubblicata su Club Milano 70. Clicca qui per sfogliare il magazine.

 

 

In apertura, Marco Piva, foto di Lodovico Colli di Felizzano

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