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CULTURA

Franco Lisi

L’esperienza sensoriale del buio

È il Direttore Scientifico della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, responsabile della famosa mostra Dialogo nel Buio, che coinvolge milioni di visitatori e celebra nel 2025 i vent’anni di operatività. Inedita la collaborazione con il Perfume Laboratory LabSolue che accompagna il percorso con tre fragranze 

DI MARCO TORCASIO

10 December 2025

Può fornirci qualche informazione sulla sua vicenda biografica?

Sono non vedente dall’età di tre anni. Dopo aver frequentato la scuola dell’obbligo presso l’Istituto dei Ciechi di Milano e aver conseguito il diploma di maturità classica nella scuola comune presso il liceo Manzoni di Lecco, ho lavorato in qualità di programmatore e analista in una società di sviluppo software in giovane età. Ho conseguito poi la laurea in sociologia presso l’Università degli Studi di Urbino e una seconda laurea in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Macerata, nell’anno 2013. Attualmente sono il Direttore Scientifico della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e responsabile della famosa mostra Dialogo nel Buio.

Ricorrono i 20 anni di Dialogo nel Buio. Ci descrive nel dettaglio di cosa si tratta e perché questa iniziativa è così importante?

Dialogo Nel Buio è un’esperienza immersiva, intensa e sorprendente. Non si tratta di una mera simulazione della cecità ma di un invito a percepire il mondo in modo più attento e profondo. Nella pratica, accompagnati da guide non vedenti o ipovedenti, i visitatori si ritrovano a vivere diverse esperienze in totale oscurità, la vista lascia così spazio agli altri sensi, tatto, udito, olfatto e gusto, e ogni gesto si trasforma in scoperta. Il progetto, attivo dal 2005, ha come primo filone di obiettivi quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e la società sulla disabilità visiva; ma anche portare a conoscenza il fatto che i non vedenti, laddove siano supportati da personale competente sulle metodologie di apprendimento, possono e devono andare nella scuola di tutti, così come possono e devono svolgere una professione. In passato grazie all’uso del braille le porte del lavoro per i non vedenti si aprivano solo in ambiti ristretti, tra centralinisti, massofisioterapisti e musicisti, oggi non è più così perché lo sviluppo delle tecnologie e dell’informatica ha aperto nuovi orizzonti. In secondo luogo l’esperienza vuole accompagnare i visitatori in un viaggio capace di trasformare la percezione, le modalità di ascolto e la relazione con il mondo attraverso la sensorialità. 

Come giunge a Milano questo format diffuso anche in altri 36 Paesi?

La storia di Dialogo nel Buio inizia nel 1988 a Francoforte, per idea del giornalista tedesco Andreas Heinecke, che, dopo aver lavorato con persone non vedenti, cercò un modo per abbattere i pregiudizi sulla cecità e far conoscere la loro realtà. L’iniziativa si è poi diffusa in tutto il mondo, arrivando a Milano nel 2002 come esposizione-evento a Palazzo Reale e diventando una mostra permanente dal 2005 presso l’Istituto dei Ciechi. Altrove la mostra è allestita presso spazi avulsi dal contesto della disabilità, a Milano invece ha sede proprio all’interno dell’Istituto. Ritengo sia un vero e proprio servizio ai cittadini perché ci permette di far conoscere la vita delle persone non vedenti nella loro normalità fatta di studio, lavoro, pratiche quotidiane e famiglia.

In occasione della Beauty Week milanese (17-21 settembre, NdR) avete introdotto nel celebre percorso sensoriale la collaborazione con LabSolue Perfume Laboratory, che sarà partner del progetto per i prossimi due anni. Cosa cambia adesso?

La dimensione olfattiva ha sempre fatto parte del percorso al buio. Il profumo è infatti una guida che offre l’opportunità di amplificare il valore del buio come strumento di conoscenza e consapevolezza. La collaborazione con LabSolue, marchio di profumeria artistica e artigianale fondato a Milano da Ambra e Giorgia Martone, nasce da un desiderio condiviso: offrire un’esperienza ancora più profonda in cui l’olfatto accompagna il viaggio stimolando suggestioni e ricordi. Al buio le persone sono più vulnerabili: la temporanea perdita di un senso chiave porta a rallentare i ritmi e a concentrarsi sull’essenziale, l’esperienza dell’oscurità totale fa emergere l’intelligenza emotiva del singolo, spinto a confrontarsi con se stesso e con le proprie abilità. Inoltre, nonostante l’olfatto sia convenzionalmente ritenuto un senso minore nella quotidianità ci dà tantissime informazioni sull’ambiente che stiamo vivendo e sull’interlocutore che ci troviamo di fronte. All’atto pratico le fragranze LabSolue che connotano adesso il percorso sono tre: 35 Tiglio, omaggio ai tigli di Milano e al loro profumo che attraversa silenziosamente la città, 320 Ambra Grigia, che rievoca la brezza sulla pelle e la libertà del mare aperto, 16 Oud che restituisce l’intensità della vita metropolitana e l’atmosfera dei riti serali milanesi. Il progetto è stato realizzato con il supporto tecnico di Integra Fragrances, eccellenza italiana specializzata nello sviluppo e nella diffusione in ambiente di identità olfattive per i brand.

Quali altre missioni, oltre a quelle sopra citate, portate avanti?

Ricordare ad esempio che ciechi non soltanto si nasce ma si diventa, andando oltre lo stereotipo collettivo. Si può diventare non vedenti per una patologia sopraggiunta o per un incidente e chiunque incontri questo status sarà obbligato a rivedere il proprio rapporto con la vita e con il lavoro. Tra le nostre missioni come Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano c’è proprio quella di incontrare persone diventate non vedenti cui non occorre soltanto un supporto psicologico ma soprattutto un insieme di misure utili ad affrontare nuovamente la vita, a partire dall’uso della tecnologia.

Sente di dover dire grazie a qualcuno in particolare nel suo percorso di vita?

Ringrazio la mia famiglia per avermi sempre spronato nello studio, poiché l’acquisizione di una cultura, l’apprendimento e la possibilità di fare delle esperienze possono compensare situazioni di fragilità. Chi ha un bagaglio culturale riesce sempre a trovare una soluzione diversamente da chi non è attrezzato, solido, forte da un punto di vista psicologico. Pertanto consiglio ai ragazzi di fortificarsi studiando, poiché se alla fragilità – tratto peculiare della giovane generazione – si aggiunge una disabilità di qualsivoglia natura le cose si complicano.

Quale valore sente di condividere con le persone non vedenti?

Ancorché è nostro diritto rivendicare un mondo accessibile, dobbiamo essere in primis noi disabili a non lasciare che la difficoltà eroda il nostro animo, reagendo difronte a ciò che è meno accessibile e investire come società sulla formazione di persone disabili.  

A proposito di investimenti, la città di Milano è un terreno più fertile di altri per la messa a terra dei progetti della Fondazione?

Nella società contemporanea c’è più attenzione alla disabilità – si parla molto di più di disabilità oggi che non una volta – ma ritengo sia un’attenzione apparente poiché non coincide con una maggiore conoscenza diffusa delle problematiche e delle difficoltà legate alla disabilità. Ecco perché il lavoro non basta mai. Da una parte dobbiamo far conoscere le potenzialità dei disabili, che non necessitano solo di mera assistenza, ma di uguali diritti e di pari opportunità. Sta a chi governa saperle creare. Dialogo nel Buio ha sicuramente fatto molto ma è come mettere tante piccole gocce in un grande oceano. La collaborazione col il settore del turismo, ad esempio, penso potrebbe essere davvero proficua. Far sapere alla città che oltre alle realtà più iconiche di Milano esiste anche la Fondazione Istituto dei Ciechi sarebbe una conquista in più.

L’intervista a Franco Lisi è stata pubblicata su Club Milano 77

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