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GUSTO

Gli indirizzi per capire dove va la mixology

Tra hotel che riscrivono il rito dell’aperitivo, progetti che trasformano il cocktail in racconto e nuovi protagonisti dietro il bancone, Milano entra nell’autunno con una geografia del bere sempre più articolata. Cinque indirizzi fotografano una città in cui il bar non è più solo destinazione serale, ma laboratorio culturale, sociale e creativo

DI MARCO TORCASIO

23 September 2026

Mancano esattamente due settimane al 7 ottobre, quando Milano ospiterà la diciottesima edizione di The World’s 50 Best Bars. E già questo basterebbe per misurare quanto il bar, oggi, sia diventato uno dei linguaggi attraverso cui la città prova a raccontarsi al mondo. La cerimonia torna in Europa e porterà qui bartender, operatori, giornalisti e appassionati internazionali; intanto, proprio oggi, è stata svelata la parte estesa della classifica, dal numero 51 al 100, dove compare anche un indirizzo milanese. La graduatoria è costruita attraverso i voti di un’Academy composta da oltre 800 professionisti e specialisti internazionali.

Ma sarebbe riduttivo leggere il fermento di queste settimane come semplice effetto dell’arrivo dei 50 Best. Milano sta attraversando da tempo una fase in cui la cultura del cocktail ha progressivamente superato i confini del cocktail bar in senso stretto. La miscelazione è entrata negli hotel, dialoga con l’arte e con il design, recupera la memoria dei luoghi, diventando lingiaggio dell’hospitality e perfino occasione per costruire community. Il punto interessante non è tanto che si beva “meglio” quanto che si siano moltiplicati i modi in cui un drink viene pensato e presentato.

Lo dimostrano le novità di queste settimane. C’è chi affida a un nome internazionale il compito di costruire una nuova identità liquida; chi usa una drink list per rileggere un secolo di storia; chi trasporta a Milano l’immaginario di uno yacht club ligure e chi continua a lavorare sul fascino dello speakeasy. E poi ci sono gli hotel, sempre meno chiusi nella dimensione del viaggiatore e sempre più interessati a farsi attraversare dalla città, soprattutto all’ora dell’aperitivo.

È forse qui la ragione del momento particolarmente vivace della scena milanese: non un unico modello vincente, ma molti modelli contemporaneamente. Il cocktail resta al centro, certo. Intorno, però, si muovono architettura, musica, cucina, moda, memoria e socialità. E i cinque indirizzi che seguono raccontano bene quanto oggi, a Milano, andare a bere possa significare cose molto diverse.

Torre, Remy Savage apre l’Archivio Isarco

La novità più netta, dietro il bancone di Torre, è l’arrivo di Remy Savage come nuovo Lead Mixologist. Il suo ingresso coincide con il debutto di Archivio Isarco, progetto che recupera un pezzo poco noto della storia di Largo Isarco: prima della Fondazione Prada, il complesso ospitava infatti la Società Italiana Spiriti, protagonista della cultura italiana di distillati e liquori. Il passato diventa così materiale di lavoro. Savage costruisce ogni cocktail partendo da una “fondazione liquida” realizzata appositamente — distillato, liquore o vermouth — prodotta e imbottigliata direttamente a Torre. Il menu si divide in Distillati, Liquori e Aperitivi e comprende dodici signature. Tra questi un Negroni con Hound Viola al posto del gin, un Olive Oil Sgroppino con limoncino, Franciacorta e olio extravergine e un Tequila Jungle Bird con Amaro della Fondazione, ananas tostato e lime. Più che una semplice nuova carta, è un cambio di passo: la mixology entra ancora più profondamente nel linguaggio culturale di Fondazione Prada.

dove bere a milano, Remy Savage Torre Prada

Remy Savage. Foto Savour Duo

Principe Bar, la storia del Novecento finisce nel bicchiere

Al Principe Bar la novità passa invece dalla seconda parte di un racconto cominciato nel 2025. In attesa del centenario dell’Hotel Principe di Savoia, che cadrà nel 2027, il Bar Manager Daniele Celli firma il secondo atto di una drink list costruita come una linea del tempo: otto cocktail, dal 1975 al 2026, ispirati a musica, cinema, arte, sport e grandi eventi. Si parte da Wish You Were Here, omaggio ai Pink Floyd, e si passa dalla Pop Art di Pittsburgh fino agli albori del web raccontati da Dial-Up Dream. Ci sono poi i Mondiali del 2006 nel Cardinale rivisitato Blue Sky, Expo Milano 2015 con grappa, zafferano, caffè e limone e, per chiudere, Olympian, un Negroni dedicato a Milano Cortina 2026 che mette insieme città e montagna. La carta conserva anche El Milanes, signature del locale ispirato al risotto alla milanese. Il risultato è un modo accessibile di fare storytelling: prima arriva un riferimento familiare, poi il lavoro tecnico del cocktail.

dove bere milano, Hotel Principe di Savoia - Principe Bar  - landscape  - Dorchester Collection

Principe Bar

Aethos Milan, uno yacht club ligure sui Navigli

In Piazza XXIV Maggio, dentro The Doping dell’Aethos Milan, ha aperto il primo spazio fisico permanente di Portofino Dry Gin: il Portofino Dry Gin Yacht Club. Non un secondo bar dentro il bar, quanto piuttosto un ambiente esperienziale che porta a Milano l’immaginario degli yacht club della Riviera degli anni Cinquanta e Sessanta. Boiserie, ottone, mappe nautiche, tessuti velici e fotografie d’epoca costruiscono l’ambientazione; il concept si chiama significativamente Ormeggiati a Milano. Al centro resta naturalmente la miscelazione, affidata al team di The Doping: la carta lavora sui prodotti Portofino Dry Gin e sulle botaniche e gli ingredienti liguri, dal basilico genovese Dop al limone della Riviera, dalle olive taggiasche al pesto, con pairing gastronomici firmati dallo chef Luca Nania. Il progetto aggiunge anche una dimensione da club, con un Sailing Team riservato a bartender, professionisti, creativi e appassionati. Un format che usa il cocktail per trasferire a Milano non solo un prodotto, ma uno stile di ospitalità.

dove bere milano, Portofino Dry Gin Yacht Club

1930, Milano nella 51-100 dei The World’s 50 Best Bars

La notizia di giornata riguarda 1930. Nella classifica dal numero 51 al 100 dei The World’s 50 Best Bars 2026, pubblicata oggi in anticipo rispetto alla cerimonia milanese del 7 ottobre, lo speakeasy compare alla posizione numero 94. È l’unico indirizzo milanese nella parte di graduatoria appena resa nota e uno dei quattro italiani: insieme a Freni e Frizioni e Drink Kong a Roma e Gucci Giardino a Firenze. 1930 è inoltre presente anche al 22° posto della Europe’s 50 Best Bars 2026 confermandosi modello che in città ha contribuito a consolidare l’idea del cocktail bar come esperienza complessiva, fatta di ricerca, ambiente e ritualità oltre che di ricette. Curiosamente, il filo con un altro indirizzo di questa lista esiste già: prima di arrivare al Principe Bar, Daniele Celli ha lavorato proprio al 1930 sotto la guida di Marco Russo e Flavio Angiolillo, approfondendo tecniche di infusione, fermentazione e distillazione.

dove bere milano coktial, 1930

Indigo, quando il bar dell’hotel diventa un pezzo di città

L’ultimo appuntamento del ciclo settembrino di Indigo Milano Social Club è in programma il 24 settembre, ma la parte interessante del progetto va oltre la scadenza del calendario. Il format nasce infatti con l’idea di trasformare il dehors dell’Hotel Indigo Milan, in corso Monforte, in uno spazio frequentato non soltanto dagli ospiti dell’albergo ma anche da chi vive Milano ogni giorno: design, creatività, musica e hospitality diventano così strumenti per aprire l’hotel alla città. Il cocktail è uno dei vettori di questa apertura. La drink list Cocktail in Passerella comprende quattro signature ispirati ad altrettanti luoghi milanesi — Montenapo, La Scala, Fiorichiari e Manzoni — accompagnati dalla proposta gastronomica del Ristorante Mezzo. Il ciclo di fine estate si chiude, dunque, ma resta l’idea su cui è stato costruito: l’hotel come luogo di quartiere allargato, dove il momento del drink serve a creare un punto d’incontro.

Indigo Hotel Milano, foto vittoriolafata

Foto di Vittorio La Fata
In apertura, Expo Milano cocktail, Principe Bar, Hotel Principe di Savoia, Dorchester Collection

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