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VIAGGIO

Hiroshima, gratitudine e bellezza

Un viaggio nella prefettura di Hiroshima e il mare Interno di Seto per conoscere la storia del Sol Levante, per immergersi nella sua profonda cultura e nella bellezza di una natura sacra e incontaminata

DI CAROLINA SAPORITI

06 March 2024

Un viaggio in Giappone inizia ancora prima di salire sull’aereo. Chiunque ci sia già stato non si stanca di ripetere a chi ci sta per andare cosa aspettarsi, ma la verità è che non si è mai davvero pronti alla delicatezza di questo Paese. Arrivo a Hiroshima quando sta per iniziare il periodo cosiddetto sakura, quello della fioritura dei ciliegi e nei giorni seguenti capirò perché questo concetto giapponese è entrato nel nostro immaginario. Hanami significa “ammirare i fiori” e più volte vedrò persone giapponesi con lo sguardo rivolto ai rami degli alberi. È così davvero il Giappone, un mondo dove la gratitudine verso la natura e ciò che offre è radicata nelle persone.

La città di Hiroshima è tristemente conosciuta per la bomba atomica, ma si rivela una città di sorprendente vitalità. Il Parco della Pace e l’Atomic Bomb Dome sono monumenti potenti, testimoni di una storia dolorosa, ma anche simboli di speranza e resilienza che generano – con la solita delicatezza giapponese – una riflessione profonda sulla storia, sulla guerra e sulla pace. Ma Hiroshima va ben oltre il suo passato. La città è anche un vivace centro culturale, con scoperte gastronomiche da fare: assaggio l’okonomiyaki, che mi presentano come la pizza di Osaka. Letteralmente questa parola andrebbe tradotta con “ciò che vuoi alla griglia”, ma sostanzialmente si tratta di un pancake agrodolce condito con cavolo, carne e altri ingredienti. La prefettura di Hiroshima è famosa anche per le sue ostriche: sono più grandi di quelle a cui siamo abituati e si mangiano quasi sempre cotte, soprattutto al vapore. Le si possono assaggiare un po’ ovunque, ma il consiglio è di mangiarle in uno dei tanti take-away, come quelli che si trovano sull’isola di Miyajima.

Hiroshima, museo della pace

Il Parco della Pace di Hiroshima

È qui che inizia il mio approccio con il Mare Interno di Seto. Dichiarato Parco Nazionale del Giappone, è uno degli scenari naturali più affascinanti mai visti. Chi ha letto Murakami verrà riportato immediatamente nei suoi romanzi di fronte a questi paesaggi quieti, misteriosi e, a tratti, malinconici. Sono in tutto più di settemila le isole del Mare Interno di Seto, in dieci diverse prefetture, e quella di Miyajima è una delle più vicine al porto di Hiroshima. L’isola è famosa soprattutto per il santuario shintoista di Itsukushima con il suo immenso torii rosso (la porta di ingresso dei templi) che quando c’è l’alta marea sembra galleggiare sull’acqua, mentre quando è bassa, emerge completamente dal mare e gli si può camminare intorno.

Il viaggio continua a Takehara, la “piccola Kyoto” di Hiroshima, con le sue fabbriche di sak, per poi proseguire a Jogecho dove assisto a uno spettacolo di Teatro Gagaku e dove scopro la tradizione delle Hina Ningyo, le bambole ornamentali giapponesi: oggi è rimasto un solo produttore in città, ma in epoca Meiji (1868-1912) qui arrivavano clienti da tutto il Paese per acquistarle.

Altre isole si possono visitare in bicicletta: il percorso più famoso si chiama Shimamani Kaido ed è lungo circa 70 km. Un altro è il Tobishima Kaido che collega cinque isole a sud est di Hiroshima: ne fa parte anche l’isola di Osaki Shimojima con la città portuale di Mitarai. Quando arrivo qui, la frenesia di Hiroshima è un ricordo lontanissimo. Le donne dell’isola mettono fiori freschi fuori dalle porte di casa, come segno di benvenuto, e si possono comprare le arance coltivate sull’isola, prendendole direttamente dalle cassette in strada e lasciando i soldi in una lattina. Ed è proprio un po’ questa l’essenza di un viaggio in Giappone: lasciare un pezzo di noi, portando a casa qualcosa della sua delicatezza di cui fare tesoro.

osaki shimojima

Isola di Osaki Shimojima

L’articolo è stato pubblicato su Club Milano 70. Clicca qui per sfogliare il magazine.

 

 

In apertura, il santuario shintoista di Itsukushima, foto di Michael Coghlan

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