Loading...

MUSICA

Domenico “Nik” Castaldi

MotelNoire, il suono ruvido di Milano

Con Malamilano, in uscita a maggio, i MotelNoire tornano a raccontare Milano da una prospettiva vivida, tra periferie, notti insonni, contraddizioni quotidiane. Con il frontman Domenico “Nik” Castaldi entriamo nel cuore di un disco che intreccia autobiografia, tensione urbana e uno sguardo lucido sul presente

DI MARCO TORCASIO

01 April 2026

Ci sono band che inseguono un’immagine di città e band che, invece, la città se la portano addosso. I MotelNoire appartengono con decisione a questa seconda categoria. Nati nelle periferie sud di Milano alla fine degli anni Novanta, hanno costruito nel tempo una scrittura che non cerca l’abbellimento, ma l’attrito: quello tra centro e margine, tra occasione e disillusione, tra identità personale e paesaggio urbano. È dentro questa fedeltà al reale che prende forma Malamilano, il nuovo disco in uscita a maggio (prodotto da Stargaze s.r.l. e distribuito da Orangle Records), anticipato dal singolo Killer: un lavoro che sembra confermare il posizionamento della band in una zona precisa del rock italiano, lontana tanto dalla nostalgia quanto dal compiacimento, e più vicina a una forma di racconto viscerale, adulto, metropolitano.

A guidare questo percorso è Domenico “Nik” Castaldi, voce e chitarra, insieme a Danilo Di Lorenzo alle tastiere e cori, Tony Corizia al basso e Cristian Fusi a batteria e percussioni: una formazione che fa del vissuto un motore espressivo, senza rinunciare a uno sguardo lucido su ciò che cambia attorno. Nei MotelNoire Milano non è mai soltanto uno sfondo: è una materia viva, amata e contestata, osservata nella sua energia e nelle sue crepe. Ed è proprio da qui che parte questa conversazione con Nik Castaldi, per entrare nel cuore di un album che ha il passo della strada e il peso delle domande vere.

Malamilano sembra quasi una dichiarazione d’identità più che un titolo: che cosa rappresenta oggi Milano per voi, rispetto a quella delle periferie sud in cui siete cresciuti?

Sì, è una dichiarazione di appartenenza alla nostra città, che amiamo incondizionatamente, con tutti i suoi difetti ma soprattutto per i suoi pregi.

Annunciate il disco raccontando che è “nato per strada, tra la nebbia, i bar vuoti e le notti insonni”: quanto c’è di autobiografico in questo lavoro e quanto invece di osservazione sociale?

Questo album è totalmente autobiografico. Scriviamo storie di vita vissuta, nate anche durante notti insonni che ci hanno ispirato. Ma c’è anche uno sguardo davvero obiettivo su ciò che sta succedendo ovunque, non solo a Milano.

Il singolo Killer racconta alienazione, ansia e disagio mentale attraverso una figura che è al contempo vittima e carnefice: come nasce questo punto di vista così duro e cosa volevate far emergere emotivamente?

Tutto nasce da ciò che sta succedendo, sotto gli occhi di tutti. Siamo vittime di un sistema che procede per algoritmi e social, che spesso ti fanno “uscire di testa”. Oggi, persino per chiedere informazioni, passi prima dall’AI.

Siete una band attiva dal 1999: in oltre vent’anni di carriera come è cambiato il vostro modo di raccontare la realtà rispetto agli inizi?

Siamo cresciuti e abbiamo visto accadere molte cose attorno a noi che non ci piacciono, ma che purtroppo dobbiamo accettare con riserva.

Avete collaborato con artisti molto diversi tra loro, da Federico Zampaglione a Jake La Furia: cosa vi hanno lasciato queste esperienze e come hanno influenzato il suono dei MotelNoire?

Il nostro suono non è mai cambiato, ma sicuramente è migliorato. Ci piace sperimentare e ognuno di noi mette tutto sé stesso nella propria parte. Collaborare con grandi nomi ci permette sempre di cogliere spunti e farli nostri.

Milano oggi è spesso raccontata come città delle opportunità, ma voi continuate a raccontarne le contraddizioni e le periferie: vi sentite in controtendenza rispetto a questa narrazione?

Noi raccontiamo sì le contraddizioni, ma anche le opportunità che Milano ha dato a tante persone, e come spesso sia stata fraintesa o maltrattata. Rimane una città a cui siamo profondamente affezionati.

Il vostro legame con il live è sempre stato centrale: c’è differenza tra l’energia che portate sul palco e quella che esprimete in studio attraverso un disco come Malamilano?

Quando suoniamo dal vivo diamo sempre il massimo, perché crediamo sia la cosa più bella che una band possa fare. In studio ci sono emozioni e tensioni diverse, tutte finalizzate a dare vita a un progetto in cui crediamo profondamente. In ogni caso, mettiamo anima e cuore in tutto ciò che facciamo.

Dopo tanti anni di attività, cosa significa oggi per voi “riscatto attraverso la musica”, un tema che emerge chiaramente dalle vostre origini e dal vostro percorso?

Per raccontare una storia devi osservare ciò che ti circonda e vivere la vita al meglio, con i mezzi che hai a disposizione. Noi lo gridiamo da sempre, rimanendo con i piedi ben piantati a terra. La musica è riscatto per chiunque, e noi continueremo a crederci fino in fondo.

Motelnoire Milano

 

ARTICOLI CORRELATI


Iscriviti alla nostra newsletter
Utilizziamo i nostri cookies, e quelli di terzi, per migliorare la tua esperienza d'acquisto e i nostri servizi analizzando la navigazione dell'utente sul nostro sito web. Se continui a navigare, accetterai l'uso di tali cookies. Per saperne di più, consulta la nostra Politica sui Cookies.