Cupra è presente alla Milano Design Week con Beyond the Known, progetto che mette insieme arte, design e quella energia "disruptive", da sempre legata a questo brand, che si ritrova anche nel suo ultimo modello Raval. Abbiamo avuto l'occasione di tornare a chiacchierare di design e sulle sue evoluzioni future con Francesca Sangalli, Head of Colour and Trim e Concept and Strategy del brand.
DI Enrico S. Benincasa
24 April 2026
Cupra ha scelto ancora una volta la Milano Design Week per raccontarsi a un pubblico non per forza profondamente connesso con il mondo automotive. Quali punti ci sono in comune tra il progetto dell’anno scorso, The Red Thread of Design, e Beyond the Known di questo 2026?
C’è sempre un filo comune in tutto quello che presentiamo. Quello che abbiamo portato a Milano sono le investigazioni che facciamo nel dipartimento di Color & Trim che dirigo. Si tratta di oggetti e prototipi che esprimono il nostro lavoro e la direzione che vogliamo prendere. Non sono lavori fini a loro stessi: tra i contenuti presentati lo scorso anno ce ne sono alcuni che sono arrivati sulle nostre auto. Per fare un esempio concreto, diversi elementi della capsula sono diventati parte integrante del Tindaya che abbiamo portato al Salone di Monaco. Questa showcar, inoltre, ha ripreso altri elementi che portiamo qui oggi. Le evoluzioni che presentiamo sono pensate anche per poter essere inserite in una produzione di serie, per portare avanti il discorso estetico e funzionale del mondo Cupra. Lavoriamo su tecnologie come l’additive manufacturing, il 3D-printing e il 3D-knitting, che ci permettono di continuare a sviluppare un tema a noi caro come quello della sofisticazione. Il nostro sforzo è mirato a elevare il carattere innovativo di Cupra, ed è proprio quello che vogliamo mostrare con Beyond the Known. Cerchiamo di farlo mantenendo sempre gli stessi pillar, a partire dalla centralità della persona, del guidatore in questo caso. E nell’equazione non manca la sostenibilità: non vogliamo solo creare nuove estetiche, ma definire una linea che non si limiti al solo utilizzo di materiali riciclati o riciclabili, ma vogliamo concentrarci anche su altri aspetti tra cui la carbon footprint, la riduzione degli sprechi e il valore che possono dare le comunità locali. In sintesi, cerchiamo sempre di trovare un equilibrio tra le varie componenti del discorso, puntando a innovare con un linguaggio disruptive ma al tempo stesso sofisticato.
In questa visione, il parametric design è centrale per ottenere questi risultati. C’è il rischio che strumenti come questo - o come AI e algoritmi - diventino quasi dei “co-piloti” nella fase di progettazione?
La centralità, per noi, rimane sempre la texture. Cupra investe molto e si focalizza sulla texture delle cose, sulla struttura materica. Il parametric design è lo strumento, o meglio, il modo di disegnare, che ci permette di dare movimento a tutte le superfici. C’è molta differenza sul fare, per esempio, una grafica e applicarla su una superficie rispetto a farla con il parametric design. Il risultato, nel primo caso, sarà sempre più statico. Con il parametric design una texture si espande come una pelle, si riesce quasi a darle vita attraverso la struttura. Nel nostro caso non penso ci sia questo rischio, perché l’obiettivo è quello di dare vita a superfici. Per evitarlo, la cosa principale è focalizzarsi sull’idea a monte e poi scegliere gli strumenti migliori per poter realizzarla.
Ci sono materiali o texture che vorreste inserire nel contesto automotive ma che ancora non siete riusciti a implementare?
Stiamo lavorando molto sull’usare i materiali bio-based dentro delle plastiche, ma è una sfida molto complessa. Siamo consapevoli che, per riproporre qualcosa che esiste in natura, utilizzando questo tipo di materiali, non è per nulla semplice. Non si lavora mai con elementi bio based in un mold al 100%, e capita che per avere la tattilità che si desidera magari c’è bisogno di più plastica di quella che vorresti. Oggi già il fatto di combinare, per esempio, delle plastiche riciclate con il 30% di materiale bio based è un traguardo importante. La ricerca sta andando avanti, e se arriverà una spinta da parte del mercato ci saranno sicuramente dei progressi. Siamo contenti, per esempio, di essere stati i primi a inserire elementi in 3D-knitting nel Raval. C’è voluto veramente tantissimo lavoro per poterlo fare e mi rendo conto che non sia semplice, dall’esterno, capire gli sforzi che facciamo.
Con Beyond the Known, in questa edizione della Milano Design Week, avete scelto di raccontarvi in diversi modi, anche con l’arte che qui ha “incontrato” forse l’elemento più iconico di una auto, il volante…
Ricerchiamo sempre la coerenza nei messaggi in tutto quello che facciamo. Ci viene naturale fare delle partnership con altre realtà, perché Cupra è un brand che sin dalla sua nascita ha cercato di vivere anche al di fuori del mondo automotive, e non è un caso che abbiamo scelto di lanciare il Raval nelle piazze e associandoci al mondo della musica. Qui alla MDW abbiamo scelto di “sconfinare” nell’arte e, in accordo con il nostro claim No Driver No Cupra, ci è sembrato naturale pensare al volante, elemento che rafforza la centralità del guidatore dentro una macchina. Il volante parla della macchina e del brand stesso ma in questa occasione, agli artisti, abbiamo chiesto di puntare più sulla connessione simbolica che si crea tra questo oggetto e il conduttore che sull’oggetto in sé. E siamo molto contenti di come sono riusciti a interpretarla.