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STILI

Nicolò Grange

Il vino diventa esperienza digitale

Dopo l’exploit durante la pandemia e il successivo rallentamento del mercato, Xtrawine ha avviato una nuova fase di sviluppo. A guidarne il rilancio è il CEO Nicolò Grange, che ci racconta come sta trasformando la piattaforma in un brand capace di parlare ai cultori del vino internazionali

DI GIULIANO DEIDDA

16 March 2026

Ci racconti il suo percorso fino all’arrivo da Xtrawine.

Sono nato a Padova, ma ho studiato a Milano, dove mi sono laureato in economia all’Università Cattolica. Poi mi sono trasferito a New York, dove ho lavorato come Business Developer per il gruppo McIntosh, azienda specializzata in hi-fi. Da quando sono tornato in Italia, mi occupo di private equity, settore in cui ho fatto carriera. Ho iniziato come stagista e oggi ricopro il ruolo di investment manager presso Quadrivio Group, realtà imprenditoriale che affianca PMI promettenti, con l'obiettivo di supportarle nello sviluppo e nella crescita di medio periodo. Tra gli altri, mi è stato affidato il progetto Xtrawine, come responsabile dell’investimento. La piattaforma e-commerce dedicata al vino, lanciata nel 2009, dopo il successo esplosivo negli anni della pandemia per ovvi motivi, ha subito una fisiologica inflessione nel 2022, quando nel mondo si è tornati a una socialità normale. Per questo nel 2024 abbiamo deciso di intervenire in modo diretto, mi è stato affidato il ruolo di CEO di Xtrawine e ho iniziato un percorso di ristrutturazione.

Quali sono le innovazioni che ha apportato al progetto?

Il rebranding è partito dal rinnovamento tecnologico, che ha coinvolto il sito, il programma fedeltà e, soprattutto, lo sviluppo della nuova app, che ha debuttato online da poco. Progettata per rendere l’esperienza d'acquisto del vino più rapida, permette di individuare facilmente etichette, produttori o tipologie di vino, salvare una lista dei preferiti e procedere al checkout in pochi istanti, con estrema semplicità. Inoltre è dotata di un servizio di assistenza dedicato.

In cosa si distingue questo wine club rispetto alla concorrenza?

La competizione è enorme, ma spesso si gioca al ribasso, mentre il nostro obiettivo è intercettare e targetizzare i clienti altospendenti. Ho sviluppato un progetto di private label, Vigne d’Italia. L’etichetta comprende una selezione di vini tra i più conosciuti di alcune regioni, dalla Langa all’Alto Adige, passando per la Valpolicella, per poi raggiungere la Toscana. Questo progetto è il risultato di un’attenta ricerca e di un’accurata selezione di vini e produttori locali, che promuove la ricchezza e la diversità del nostro paese. Stiamo inoltre studiando un format di experience inedito, che coinvolga i nostri fornitori. Non vogliamo essere solo uno dei tanti distributori, ma un brand di lifestyle.

A parte l’Italia, quali sono i mercati principali per voi?

Sono fondamentali i paesi europei, Germania, Irlanda, Francia, Polonia, Danimarca e Spagna, oltre naturalmente a Svizzera e Regno Unito. Stiamo sviluppando l’estremo oriente, Corea del Sud e Hong Kong, dove abbiamo la possibilità di vendere B2B. Al momento stiamo anche analizzando gli Stati Uniti, un mercato che ancora non abbiamo penetrato. Ci sono enormi potenzialità, nonostante il tira e molla dei dazi. I prossimi paesi da studiare saranno invece le Filippine e la Tailandia.

Cosa non può mancare nella sua cantina personale?

Direi innanzi tutto delle bollicine di alto livello, come gli champagne Bruno Paillard e Bollinger. Il mio preferito è probabilmente il Blanc de Blancs Catherine Ronseaux, una nostra esclusiva, la cui eleganza è accentuata da una bottiglia molto bella.

In apertura, Giacca Barba Napoli, mock neck Manuel Ritz, location Ristorante Veramente, via Palermo 11. Foto di Ludovica Arcero

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