Il nuovo Villaggio Olimpico di Porta Romana nasce come quartiere temporaneo per gli atleti di Milano-Cortina 2026 e sarà poi riconvertito in un grande studentato. Tra ambizioni di rigenerazione urbana e nodi critici, il progetto apre interrogativi sul futuro della città
DI MARCO TORCASIO
05 January 2026
Nell’area occidentale di Milano, in prossimità dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana sta prendendo forma il Villaggio Olimpico destinato ad accogliere gli atleti dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026. Il progetto, firmato dallo studio SOM e inserito nel più ampio ridisegno dello scalo, appare come un dispositivo urbano complesso più che come un semplice alloggio temporaneo: un insieme di edifici di nuova costruzione e recuperi industriali che, nell’arco di poche settimane, dovranno funzionare come un micro-quartiere autosufficiente. Le sei palazzine previste ospiteranno non soltanto le unità abitative, ma anche spazi collettivi – mense, ambulatori, sale per il tempo libero, luoghi di lavoro e di socialità – pensati per rispondere alle necessità di una comunità esigente ma transitoria come quella olimpica. La posizione, baricentrica rispetto ai nodi di trasporto pubblico, non dovrebbe generare fratture nella mobilità cittadina, uno degli aspetti più osservati dai progettisti in vista della pressione logistica dei Giochi. L’impianto architettonico richiama l’idea di un campus contemporaneo, fondato su criteri di sostenibilità e autosufficienza energetica: edifici studiati per consumi ridotti, sistemi di raccolta delle acque meteoriche, pannelli fotovoltaici in copertura e materiali a basso impatto ambientale tracciano un approccio che guarda alla trasformazione futura almeno quanto alle due settimane di utilizzo intensivo.
Secondo gli sviluppatori, «l’obiettivo non è costruire un’architettura per un evento, ma un’infrastruttura urbana pensata fin dall’inizio per la sua seconda vita», un’affermazione che sintetizza la filosofia progettuale del complesso. È infatti il “dopo” che definisce la vera identità del Villaggio: terminati i Giochi, gli edifici saranno riconvertiti in uno dei più grandi studentati convenzionati d’Italia, con circa 1.700 posti letto, una formula che intende rispondere alla domanda abitativa giovanile e insieme restituire alla città spazi pubblici e servizi di quartiere. Alcune funzioni commerciali e collettive resteranno infatti aperte alla cittadinanza, mentre nuove aree verdi e percorsi pedonali collegheranno il villaggio al futuro parco dello scalo, trasformando ciò che nasce come dispositivo olimpico in un frammento stabile del tessuto urbano. Ma proprio qui si concentrano le maggiori incognite: la capacità di mantenere gli standard architettonici promessi durante la riconversione, la sostenibilità economica di un’operazione che richiede ulteriori investimenti dopo la chiusura dei Giochi, l’effettiva utilità sociale di un grande studentato in una città dove il tema dell’accessibilità abitativa rimane irrisolto. La storia recente di altri villaggi olimpici nel mondo offre scenari contrastanti, spesso segnati da ritardi, costi imprevisti e spazi che faticano a trovare una funzione stabile. Milano saprà evitare le stesse derive? Il villaggio sarà davvero un pezzo di città o resterà un oggetto isolato, elegante ma poco vissuto? E soprattutto: chi ne guiderà la vita quotidiana una volta spenti i riflettori olimpici?
Articolo pubblicato su Club Milano 77