A febbraio 2026 Milano diventa teatro di una stagione espositiva straordinaria: cinque mostre imperdibili, tra grandi nomi della fotografia, installazioni immersive, riflessioni politiche e poetiche sulla contemporaneità. Un itinerario nell’arte che dialoga con lo spirito dei Giochi Invernali Milano Cortina 2026 e con l’energia culturale che attraversa la città
DI REDAZIONE CLUB MILANO
02 February 2026
Febbraio 2026 non è solo il mese in cui Milano ospita uno dei più attesi appuntamenti sportivi dell’anno: l’atmosfera dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali si intreccia con un grande programma multidisciplinare. Mentre il mondo guarda alle piste e alle arene, le istituzioni culturali rilanciano con progetti espositivi di grande respiro, spesso concepiti proprio in dialogo con l’Olimpiade Culturale. Il risultato è un panorama ricchissimo, che intreccia discipline, visioni e linguaggi, confermando la città come uno dei centri più dinamici dell’arte contemporanea europea.
La Fondazione Luigi Rovati dedica un’ampia esposizione – inserita nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale – alla storia e al mito dei Giochi, mettendo in dialogo reperti archeologici, oggetti sportivi, iconografie e simboli che hanno definito l’immaginario olimpico. Tra i prestiti eccezionali spicca la Tomba delle Olimpiadi (530–520 a.C.), raramente visibile fuori da Tarquinia, che con le sue scene atletiche affrescate costituisce un documento unico sul valore rituale dello sport nell’antichità. Il percorso alterna vasi greci, lucerne, monete e strigili antichi a manifesti ufficiali, kit degli atleti del Novecento e torce olimpiche dal 1936 a oggi. Un’intera sezione ricostruisce la genealogia delle medaglie moderne, mentre altre sale raccolgono attrezzi iconici come il giavellotto autografato da Jan ?elezný o la maglia di Usain Bolt. I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni è una mostra che mette insieme storia culturale, narrazioni identitarie e un patrimonio visivo – antico e contemporaneo – sorprendentemente coerente.

Palazzo Reale ospita Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, una delle antologiche più complete dedicate a Mapplethorpe, con oltre duecento opere che ripercorrono l’evoluzione del suo sguardo: dagli assemblaggi degli anni Settanta alle nature morte di fiori, dai celebri nudi maschili alle serie dedicate a Lisa Lyon, prima campionessa mondiale di body building femminile. Il cuore della mostra è la tensione plastica che attraversa ogni scatto: corpi scultorei, luci taglienti, geometrie che rimandano alla statuaria classica. Accanto alle fotografie più note compaiono stampe vintage, ritratti meno visti, provini e materiali che testimoniano la precisione quasi ossessiva della sua ricerca. Un percorso che restituisce la sua estetica come incontro tra disciplina, desiderio e architettura della forma.

Alla Fondazione Prada, Mona Hatoum presenta Over, Under and In Between, tre grandi installazioni concepite per gli spazi industriali della Cisterna. All’ingresso il pubblico si trova sotto una ragnatela fatta di centinaia di sfere di vetro soffiato, sospese da fili metallici: un’opera che unisce seduzione e inquietudine, fragilità e tensione. Nella sala centrale, Map (red) è una cartina del mondo realizzata con oltre 30.000 sfere rosse, libere di muoversi sul pavimento: una geografia instabile che riflette sulle distorsioni politiche delle rappresentazioni cartografiche. Il percorso culmina con all of a quiver, una struttura metallica alta 8,6 metri che oscilla lentamente, come un edificio sul punto di crollare e ricomporsi. Hatoum utilizza materiali minimi per interrogare temi di precarietà, confine e vulnerabilità, trasformando la visita in un’esperienza fisica tanto quanto concettuale.

Una mostra che affronta il futuro degli sport invernali mettendo al centro design, tecnologia e clima. In nove sezioni tematiche sono esposti circa 200 oggetti che vanno dagli sci del 1938 ai prototipi del 2026: maschere, guanti, caschi, protesi, equipaggiamenti ad alte prestazioni, materiali innovativi e dispositivi di sicurezza. Tra i pezzi più notevoli: le protezioni storiche di Dainese, le soluzioni architettoniche per piste e infrastrutture alpine, gli snowboard di ultima generazione e progetti che esplorano come gli algoritmi stiano trasformando l’allenamento e la mobilità in quota. Nel complesso l’esposizione è una riflessione lucida – e molto concreta – su come gli sport invernali stiano cambiando sotto la pressione delle nuove condizioni climatiche.

M77 Gallery inaugura l’anno con un dialogo a due voci tra Maria Lai e Antonio Marras, che si confrontano attraverso duecento opere tra disegni, libri cuciti, ceramiche, collage e installazioni. Il titolo Paso Doble descrive bene la logica della mostra: un “ballo” fatto di avvicinamenti, distanze e rimandi tra due universi poetici. Al piano terra predominano le opere di Marras, con paraventi dipinti, ceramiche e assemblaggi che mescolano memoria personale e immaginario teatrale. Al piano superiore emergono i lavori di Maria Lai: libri cuciti, costellazioni di fili, ricami simbolici, installazioni che trasformano il filo in strumento di narrazione e radicamento. Completano il percorso alcune opere realizzate a quattro mani, tra cui un grande lenzuolo ricamato, testimonianza di un incontro artistico raro e fertile.
I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni
A cura di Anne-Cécile Jaccard, Patricia Reymond, Giulio Paolucci, Lionel Pernet
Fino al 22 marzo 2026
Fondazione Luigi Rovati, Milano
Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio
A cura di Denis Curti
Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026
Palazzo Reale, Milano
Mona Hatoum: Over, Under and In Between
Progetto site-specific dell’artista
Dal 29 gennaio al 9 novembre 2026
Fondazione Prada, Milano
White Out. The Future of Winter Sports
A cura di Konstantin Grcic e Marco Sammicheli
Dal 28 gennaio al 15 marzo 2026
Triennale Milano, Design Platform
Maria Lai, Antonio Marras: Paso Doble
A cura di Francesca Alfano Miglietti
Dal 30 gennaio al 16 maggio 2026
M77 Gallery, Milano